VENT'ANNI DI SICILIA

RACCONTI DA UN BORGO

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Vogliamo il Natale di una volta, i pacchi regalo, le lettere d’amore

pacchi natale

Ciò che volevo sopra ogni cosa a 13 anni, era somigliare alla mia amica Lucia. Magra, fine, occhi azzurri e caschetto lucido, abiti a fiorellini, gonne svelte, salopette spiritose, ordine  e perfezione. I miei capelli erano una massa di boccoli intricati. Il mio corpo usciva, stirandosi goffamente, dal mondo rotondo di un’infanzia  golosa. Ero la prima di 5 figli.

Il mio guardaroba comprendeva jeans a buon mercato, qualche maglione largo, giacconi imbottiti per l’umido inverno siciliano, in colori improbabili come il giallo benzinaio. Quando arrivò il primo pacco dall’America (in realtà dal Canada, dove anni prima si era trasferita l’intera famiglia di mio padre), ci mettemmo tutti  intorno al tavolo della cucina. I miei fratelli più piccoli battevano le manine, vedendo tirare fuori enormi sacchi di noccioline glassate, pacchi di gomme menta forte e cannella, cioccolate aromatizzate con ogni frutto della terra. Io speravo in profumo, un nastro, in qualcosa di vanitoso e fantastico.

Arrivò.

In fondo al pacco, una sconosciuta zia americana aveva messo un dono speciale per me: una maglia in stile disco, aderente, manica vaporosa, fasce a zig zag di lurex colorato su fondo nero luccicante. La indossai la domenica, per andare a messa. Ti piace? chiesi orgogliosa a Lucia. Non mi sembra adatta, rispose.

Così cacciai la maglia di  Tony Manero in fondo ad un cassetto, smisi di andare a messa con Lucia, e aspettai i pacchi dall’America con la stessa  gioia infantile dei miei  fratelli.

Compresi presto e meglio che l’amore parla il linguaggio che sa, ciascuno il suo, e può essere piegato, avvolto, profumato, sigillato, e spedito.

Quand’ero all’Università, a Catania, mia madre mandava  fettine di carne, barattoli di minestra di lenticchie, pizza impastata da lei. Aprivo quei pacchetti stretti stretti e mi si allargava il cuore per l’aiuto ricevuto. Riscaldavo la minestra di lenticchie e subito il freddo appartamento da studenti in cui vivevo si riempiva delle voci dei miei fratellini, del vapore odoroso di sedano e  sapone della nostra cucina.

Più tardi, quando vivevo a Roma, i pacchi da casa si arricchirono delle cose buone che mia madre preparava a fine estate e ornavano la dispensa di possibilità: pomodori salati e melanzane sottolio, cotognata  e salsa di pomodoro. C’era sempre un asciugamano profumato o una tovaglietta ben stirata, dei fazzoletti di cotone. Mi è rimasta dentro la gioia, l’attesa, la sorpresa che i pacchi della mia vita mi hanno donato. Quel silenzio emozionato rotto dal fruscio dalla carta appallottolata, che portava  voci lontane.

Ho pensato a tutto questo, scegliendo i nastri  e le scatole con cui confezionare i vostri  pacchi, quelli che da Liccamuciula, Sicilia, arriveranno a casa vostra, con libri, profumi, sapori, cose belle.

Avranno l’odore di pane e spezie della nostra cucina e quello del mare che bagna i vicoli di Marzamemi. Saranno intrisi di cura e pazienza, della nostalgia per un mondo in cui le lettere si scrivevano a mano e si spedivano pacchi agli amati lontani.

Barbara

 

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